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Cos’è lo staking e come funziona

Autore: Dario Marchetti

guida staking criptovalute

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Guadagnare con le criptovalute è una parola d’ordine sempre più diffusa e nell’ultimo periodo lo Staking è uno dei metodi più utilizzati.

Possiamo considerare lo Staking come una evoluzione del mining di criptovalute.

Come scoprirai in questa guida, con lo staking potrai generare interessi passivi dal congelamento di criptovalute. Questi sono calcolati sulla base di un tasso variabile, annualmente, ma vengono erogati, solitamente, a cadenza mensile.

Per fare staking di criptovalute dovrai utilizzare delle piattaforme che consentono questa attività di investimento. Ti consigliamo di iniziare con la piattaforma eToro perchè è particolarmente semplice e intuitiva.

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Cos’è lo staking?

Per staking si intende il processo che consente di generare interessi passivi dal deposito e congelamento di fondi. Interessi i quali vengono calcolati sulla base di un tasso variabile, annualmente, venendo però erogati, solitamente, a cadenza mensile.

Se volessimo fare un paragone con un’attività finanziaria di tipo tradizionale, potremmo paragonare lo staking ai conti deposito. Ovvero a quei conti correnti offerti dalle banche i quali prevedono la corresponsione di interessi più elevati rispetto a quelli dei conti normali.

Tra l’uno e l’altro, però c’è una prima differenza notevole: nei conti deposito l’interesse viene corrisposto soltanto alla fine del periodo di blocco dei fondi. Se il cliente procede a prelevarli prima, gli interessi saltano.

Come è nato lo staking

Lo staking è un processo collegato all’adozione da parte di una blockchain di un particolare algoritmo di consenso noto come Proof-of-Stake (PoS).

Per algoritmo di consenso si intende quel meccanismo decisionale cui partecipano i nodi di una rete al fine di stabilire l’adozione o meno di una decisione. Che solitamente consiste nel convalidare una transazione.
Gli algoritmi prevalenti al momento sono di due tipi:

  • il Proof-of-Work (PoW), che prevede complessi calcoli matematici.
  • il Proof-of-Stake (PoS), il quale premia la partecipazione alla rete di chi blocca i token.

Si tratta di meccanismi molto diversi, in particolare per quanto concerne la complessità delle operazioni.

Per aggiungere un blocco alla catena tramite PoW è necessaria una rilevante capacità di calcolo. Quindi macchine sempre più potenti e quantità di energia impiegata alle stelle. Il PoW è l’algoritmo utilizzato in particolare da Bitcoin, ma non solo.

Per ovviare a questi difetti di non poco conto, è stato ideato quindi un secondo algoritmo di consenso, il Proof-of-Staking. In questo caso il consenso viene apportato tramite una convalida dei blocchi di criptovalute diversa. A fornirlo sono infatti coloro che possiedono le monete digitali, non hardware potente e costoso con cui portare avanti l’attività di calcolo.

In estrema sintesi, non è necessario il lavoro dei miners, essendo i validatori a fornire il necessario assenso immobilizzando le loro monete. Chi deposita e blocca più monete vede aumentare la probabilità di ottenere ricompense.

Come funziona lo staking?

Occorre a questo punto specificare che non tutte le criptovalute possono essere oggetto di staking. Anzi, possiamo dire che soltanto quelle più recenti, che fanno riferimento al il modello di consenso PoS, possono esserlo.

Il procedimento per partecipare allo staking prevede i seguenti passi:

  • il validatore provvede in un primo momento a dotarsi di una certa quantità di monete, acquistandole;
  • le stesse vengono a questo punto congelate all’interno di un wallet, un portafoglio digitale che deve essere compatibile;
  • infine, proprio grazie al quantitativo di criptovalute depositate l’utente sarà abilitato a ricevere delle ricompense.

Il sistema prodotto per questa via risulta non solo molto più semplice e veloce rispetto al mining di cripto-valute (PoW).

Anche i costi sono notevolmente inferiori e non è necessario utilizzare una quantità spropositata di energia elettrica. Con conseguenti vantaggi per l’ambiente.

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Quali tipologie di staking esistono?

Al momento, è possibile scegliere tra tre tipologie di Staking:

  • Staking Pool, strategia che prevede l’unione di risorse tra un gruppo di utenti, con il preciso intento di vedere aumentare le probabilità di poter convalidare blocchi e ricevere le relative ricompense. E’ il metodo attualmente più diffuso sul web;
  • Cold Staking, metodo sfruttato in particolare da coloro che posseggono grandi quantità di criptovalute. In tal modo è possibile fare staking, archiviando fondi, anche se il proprio computer non è sempre collegato ad internet;
  • Staking Gestito, grazie al quale l’utente può affidarsi ad intermediari professionisti, dimezzando in tal modo il margine di rischio.

Cosa occorre considerare prima di fare Staking

Quando si ha intenzione di fare staking, occorre considerare alcuni fattori in grado di influenzare il possibile guadagno.

Il primo di essi è quello relativo al costo dello strumento di convalida. L’esecuzione del proprio nodo comporta infatti costi in termini di hardware e per il consumo dell’energia elettrica.

Ove invece si ricorra ad un intermediario, si va incontro a commissioni, variabili anche in maniera significativa tra una piattaforma e l’altra.

Sin qui siamo nel campo delle variabili che possono essere controllate. Ci sono però anche alcuni rischi di non poco conto, da tenere ben presenti. Andiamo quindi a vedere i principali.

I rischi collegati allo staking

Un primo rischio notevole, il più elevato secondo gli esperti, è quello di mercato.

Com’è noto, infatti, le criptovalute sono soggette a movimenti molto ampi. Nel caso in cui quella su cui si è deciso di fare staking lasci troppo valore sul mercato, il pericolo è di vedersi letteralmente azzerare il guadagno.

Il rendimento offerto per il deposito, infatti, è proporzionale al prezzo. Puntare solo ed esclusivamente sul rendimento promesso è un errore comune a molti principianti.

Non meno importante è poi il cosiddetto rischio liquidità. Ove si opti per una Altcoin con limitata o nulla liquidità, può diventare molto complicato vendere l’asset in caso di crollo del suo prezzo.

Senza contare la difficoltà nel convertire il rendimento dello staking in Bitcoin o stablecoin. Rischi che sono molto mitigati ove invece si scelga una divisa virtuale molto liquida.

In alcuni casi, si prospetta un ulteriore rischio, quello collegato ai periodi di chiusura. Alcuni token, ad esempio Cosmos e Tron, impediscono di disporre dei token depositati in determinati momenti. Cosa accadrebbe se proprio in questi periodi il valore del token subisse un crollo? Semplicemente non sarebbe possibile limitare la frana vendendo. E’ quindi consigliabile scegliere asset non sottoposti a lockup.

Infine, il cosiddetto Validator Risk. L’esecuzione di un nodo di convalida per lo stake di una criptovaluta comporta l’utilizzo di un know-how tecnico al fine di garantire che non intervengano interruzioni nel processo.

In particolare, i nodi devono avere il 100% di uptime per riuscire ad assicurare di massimizzare i rendimenti di staking. Può inoltre accadere un comportamento errato da parte di un nodo. In alcuni casi è previsto un regime di sanzioni tali da poter influire sul rendimento finale.

In altri, si può arrivare al taglio di una parte dei token depositati. Per ovviare a questo rischio si può utilizzare un provider, in modo da delegare lo staking ad un fornitore di terze parti.

In tal senso il nostro consiglio è di ricorrere senza indugio a eToro.

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